Intolleranze: una realtà sommersa

Da GENTE SANA – OTTOBRE 2010

È ormai assodato che un disagio psichico può influire sulle abitudini alimentari, in alcuni casi dando origine a disturbi alimentari anche gravi, ma non bisogna giungere a tanto per osservare il filo diretto che vi è tra umore e palato. Il dolce è per molti ad esempio una gratifica che ci si concede quando si è giù di tono, c’è invece chi beve il caffè quando è sotto stress, e forse taluni avranno notato che i cibi cambiano il sapore a dipendenza del proprio stato d’animo.

Appurato questo scopriamo col Dr. Roberto Bruzzone che è vero anche il contrario: le nostre abitudini alimentari influenzano la psiche e questo non succede solo nell’immediato grazie ai principi attivi contenuti negli alimenti, ma anche in modo più ambiguo e diluito nel tempo, attraverso i ricordi – spesso subcoscienti – a cui sono associati.

Intolleranze: una realtà sommersa

Incontriamo Bruzzone nel suo ufficio di Massagno, medico anestesista coltiva da quarant’anni l’interesse per le cure naturali, precisamente da quando, nel 1970, frequentò un primo corso di ipnosi medica restando entusiasta nello scoprire un nuovo orientamento nell’ambito della cura del paziente che apriva nuove e affascinanti possibilità, tra queste quella di “Non produrre effetti collaterali negativi perché la medicina naturale produce difficilmente danni e più facilmente benefici mentre l’utilizzo di prodotti di sintesi pur avendo benefici causa sempre sovraccarichi all’organismo”.

Ipnosi e medicina psicosomatica sono i due approcci che ha praticato negli anni a fianco della professione medica, approfondendo inoltre il settore delle intolleranze, alimentari ma non solo.

“Grazie alla pratica dell’ipnosi medica ho potuto notare come numerose intolleranze non siano di origine fisica bensì psichica. Porto il caso di una paziente ventottenne sofferente di fortissime crisi di panico risultata intollerante al frumento; un alimento da lei molto apprezzato. Dalle sedute di ipnosi è scaturito che a tre anni ha subito un forte stress mentre mangiava un piatto di pasta asciutta. Con la rielaborazione dell’evento è scomparsa anche l’intolleranza al frumento. Ciò mostra come un alimento può essere causa di una patologia complessa e coinvolgere l’intero organismo e la psiche.

L’ipnosi regressiva ha inoltre evidenziato come alcune intolleranze possono aver radici addirittura in vite precedenti. Mi rendo conto che una simile affermazione possa essere accolta con scetticismo soprattutto da chi non sposa la teoria secondo cui si viva più di una volta. Credere o non credere a queste affermazioni è in ogni caso irrilevante; ciò che conta è che oggigiorno è possibile individuare con semplici test le eventuali intolleranze. Dopodiché sarà sufficiente eliminare gli alimenti incriminati per circa quattro mesi per appurare di persona i loro effetti su psiche o corpo, che possono essere di svariata natura e manifestarsi in modo subdolo e diluito nel tempo. Per questo motivo si può parlare anche di prevenzione della salute attraverso l’eliminazione o la riduzione degli alimenti cui siamo intolleranti”.

Intolleranze: una realtà sommersa

A differenza di un’allergia, facilmente identificabile in quanto i sintomi si manifestano in modo evidente appena si entra in contatto con la sostanza scatenante, l’intolleranza è difficilmente individuabile senza l’ausilio di un apposito test. I sintomi sono spesso meno eclatanti e difficilmente riconducibili all’alimento incriminato, che a volte risulta addirittura tra i propri favoriti, e possono manifestarsi a distanza di anni. Insomma, con le intolleranze l’istinto non basta. Contrariamente a quanto succede con le allergie, inoltre, le intolleranze possono col tempo anche scomparire.

“Molti pazienti si strabiliano quando vedono comparire tra gli alimenti a cui sono intolleranti proprio il loro preferito che magari, per quello che concerne la dietetica, è anche un alimento salutare e genuino. Esse reagiscono sovente chiedendo “E allora che cosa mangio?” come se quello fosse l’unico alimento esistente. Qualche volta ci si sente dire: “A questo non rinuncio”. Pur essendo chiarissima la diagnosi di intolleranza, si vede in modo netto che quell’alimento è amato e quasi insostituibile. Si crea una sorta di dipendenza in un regime di intolleranza e amore che dimostra come l’intolleranza alimentare sia un processo profondo che coinvolge la psiche e può dar adito a disturbi di diverso genere, psichici con sensazione di affaticamento, stress, abbassamento del tono dell’umore, apatia, depressione o fisici, andando spesso a colpire l’organo più debole. Non a caso uno dei primi libri scritti sull’argomento era di psichiatria. Forse per primi gli psichiatri hanno messo a fuoco l’importanza e il significato delle intolleranze alimentari per il benessere psicofisico”.
Il numero di elementi a cui si può essere intolleranti è impressionante.