Conoscere se stessi per vivere meglio

Articolo pubblicato sulla rivista “TICINO WELCOME”, nr. 26, edizione giugno-agosto 2010.

Il dott. Roberto Bruzzone studia da tempo come l’influsso di un alimento possa interagire con la psiche, cercando di chiarire questi meccanismi e l’importanza che il problema riveste nella vita di tutti i giorni.

La nostra epoca sembra registrare una rilevante crescita di intolleranze alimentari. Ma che cosa dobbiamo correttamente intendere con questa espressione?
«In effetti, le parole “intolleranze alimentari” sono entrate a far parte del linguaggio comune, ma è tuttavia necessario introdurre subito alcune distinzioni.
Le intolleranze al lattosio e al glutine non sono vere intolleranze anche se la Medicina Accademica si è appropriata del termine intolleranza prima ancora che venisse fatta la distinzione fra allergia e intolleranza.

Quindi, queste intolleranze, non vengono considerate come tali e lasciate da parte. Le intolleranze sono delle specie di allergie ma non possono essere rintracciate con l’esame del sangue e agiscono molto lentamente. Possono essere responsabili o corresponsabili di moltissimi disturbi: dalla cefalea all’asma, dalla colopatia all’artrite.
Possono essere associate a una situazione stressante anche di molti anni prima e chi ne è affetto predilige quell’alimento che assume con particolare gioia (quasi ingordigia). Il meccanismo d’azione delle intolleranze si muove in modo molto subdolo.
Ogni volta che mangiamo l’alimento al quale siamo intolleranti l’inconscio, che ha una memoria formidabile, si ricorda di quell’avvenimento stressante e, poco a poco, giorno dopo giorno, in modo potremmo dire “strisciante” fa sì che quello “stress” ci danneggi. Il più delle volte l’organismo bersaglio può essere o il nostro organo più debole o quello che può essere collegato allo stress».

Quali benefici comporta il riconoscere le proprie intolleranze alimentari?
«Esistono molti casi di personaggi che, solo eliminando un alimento o un gruppo di alimenti, hanno avuto benefici rispetto a disturbi che duravano da anni. Il meccanismo è molto semplice. Quando abbiamo un disturbo di solito ci viene consigliato un prodotto chimico. Il prodotto chimico non sempre dà dei risultati positivi, ma, in ogni caso, fa lavorare i nostri organi deputati a far pulizia nel nostro organismo.
Che bello potere invece star bene solo eliminando alimenti che ci fanno male! Siamo abituati a prendere qualcosa in più. È molto più facile eliminare! Eliminando infatti dall’alimentazione quotidiana i cibi non tollerati dal nostro corpo, cibi che sono continuamente uno stress per il nostro sistema immunitario e diminuiscono la nostra vitalità, è possibile riequilibrare il nostro organismo. Inoltre con l’integrazione di oligoelementi, vitamine e aminoacidi, si possono ottenere benefici psicofisici».

Come si fa a sapere cosa è meglio non mangiare?
«In Ticino esiste ormai da 10 anni, la Bio Brisk che, coll’esame Bio Screening® di cui è detentrice esclusiva può consigliarvi in proposito. Bastano pochi capelli. Nessuna iniezione, nessun dolore, niente interminabili ore in sale d’aspetto. Il Bio Screening® è infatti un esame di laboratorio che permette di evidenziare il livello di intolleranza dell’organismo verso 331 alimenti, 160 sostanze fra coloranti, conservanti e altro (peli di animali, sostanze vegetali, etc.); individua la presenza di un eventuale non corretto utilizzo di vitamine, minerali e aminoacidi; rileva la probabile influenza negativa di metalli tossici».

Nell’ambito del suo decennale lavoro di ricerca sulle medicine alternative, o come si preferisce chiamarle oggi, complementari, lei si è concentrato anche sul ruolo che i colori possono giocare nello stabilirsi del nostro benessere quotidiano…
«Ogni colore ha un significato particolare e una precisa lunghezza d’onda che influisce sul nostro organismo. Con la mia invenzione BBColor, ho cercato di individuare un mezzo per riuscire ad assumere, in modo naturale, l’energia del colore desiderato, necessario o utile. In precedenza, ispirandosi all’omeopatia, il colore era collegato al globulo omeopatico e la preparazione del colore veniva diluita e dinamizzata. Dopo queste prime significative esperienze, abbiamo optato per la preparazione liquida in flaconi che ci ha fornito ottimi risultati. Per dare stabilità al liquido energetizzato, abbiamo utilizzato l’alcool al 25%. L’energia del colore (incolore) può essere assunta in gocce con un poco d’acqua una o più volte al giorno. In futuro disporremo anche di flaconi con liquido contenente l’energia di alcuni cristalli».

Dr. med. Roberto Bruzzone

Se desidera, può comprare online il test che rileva le intolleranze alimentari, oppure visitare questo sito per scoprirne di più.

Bookmark and Share